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La Val Nervia

In val Nervia, a breve distanza dalla costa, esistono alcune “capitali dell’entroterra”: a buon diritto la più importante è Dolceacqua. Antico fondo romano ligure, ha colto il fiore del suo sviluppo in una fase tardomedievale collegata al potere della famiglia genovese dei Doria. Dolceacqua diventerà capoluogo di un marchesato a governo di un’area interna dell’estremo ponente ligure. Il panorama che accoglie il visitatore è di quelli che non si dimenticano: il ponte di 33 metri si staglia aereo sopra il torrente. Il Borgo, di più recente sviluppo, è sulla riva destra del Nervia, la “Terra”, abitato più antico, è protetto dai resti dell’imponente castello. Un colpo d’occhio che ha ispirato tanti artisti, Claude Monet su tutti. Ed è bello salire in cima al paese, passando tra cantine del Rossese, strette vie in salita, dove le case si mescolano le une alle altre. Reso inservibile dagli Spagnoli durante la guerra di successione austriaca, il castello è stato recuperato alla visita, con accurati restauri conservativi. Dolceacqua fa parte del circuito della bandiera arancione, fra i borghi più belli d’Italia. E ne ha pieno diritto.

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Apricale si trova in una valle laterale rispetto a quella del Nervia. Appare dopo qualche curva, incredibilmente appeso a un costone collinare: sembra che scivoli da un momento all’altro, ma è lì da secoli. Le popolazioni sparse in un territorio ampio, misterioso per certi versi, si sono riunite protette da un castello sommitale, poi trasformato in abitazione e oggi sede museale di prestigio. Apricale è come una torta nuziale: costruito a strati sovrapposti, le case infilate le une dentro le altre. Dal santuario della Madonna degli Angeli, sorto a margine di un antico culto delle acque sorgive e interamente affrescato, si sale per caruggi e viottoli, sino a una piazza che sembra disegnata da Escher, con un affaccio di parrocchiale, oratorio, castello e palazzo comunale. Tutti i poteri in un fazzoletto, poi il fazzoletto si raggomitola e c’è il resto del paese.

Salendo ancora in valle si arriva a…

Pigna, sabauda dal 1388 e orgogliosa di esserlo. Anche in questo caso un insediamento che si apre tra due torrenti su di una collina scoscesa. Pigna militare, difesa da un castello di cui non rimane che il profilo, Pigna con le sue mura, i palazzi e le torri difensive. Pigna scrigno d’arte, con una chiesa parrocchiale grandiosa impreziosita dal rosone con vetro colorato tardogotico e dal colossale polittico di Giovanni Canavesio incentrato sulla figura del patrono San Michele. Pigna scolpita, ruvida di pietre, nella piazza nuova aperta e in quella vecchia coperta, nelle sue decine di portali che narrano una vicenda di amore per il bello dei padroni di casa.
E anche in conflitto eterno con Castelvittorio. In mezzo il Lago Pigo, le acque solforose delle rinnovate e maestose terme. In alto il paese, che è stato dei Ventimiglia e poi genovese, prima Casteldho, poi Castelvittorio in onore sabaudo a Vittorio Emanuele II. Da lì domina sull’alta valle con il suo centro rinchiuso su se stesso, ancora con cerchie murarie difensive e porte di accesso. Una costante minaccia storica, tra Pigna e Castelvittorio, oggi risolta, ma parte della storia di questi luoghi ricchi di emozioni.

Per i più curiosi: La valle delle Meraviglie

La zona, piuttosto estesa, si trova oggi in Francia (fino al 1947 era territorio italiano) ed è inserita nel Parco nazionale del Mercantour. Si tratta di uno spazio di transumanza di greggi e mandrie per i Liguri preromani, dominata dal monte Bego, sacro proprio a quelle popolazioni, caratterizzata da una dimensione naturalistica emozionante. La sua fama è legata a più di 40.000 incisioni rupestri. Queste si datano soprattutto all’età del bronzo (3500-1200 a.C. Circa), anche se la tradizione di incidere qualcosa sulle pietre della valle arriva fino ad anni molto recenti. Le incisioni sono state rilevate per la prima volta da Clarence Bicknell, pastore protestante, filantropo, botanico e archeologo, che si era stabilito a Bordighera sul finire del XIX secolo. I soggetti sono molto vari, anche se rispondono a criteri seriali e precisi, spesso con finalità religiose. Il maggior esperto del sito è l’archeologo Henry de Lumley, che ha coordinato decine di campagne esplorative sul posto. Grazie a queste ricerche esiste una maggiore comprensione di culti, società, tradizioni di antiche popolazioni locali, espresse proprio attraverso le incisioni. L’area indagata è grande 40 km quadrati e comprende la valle di Fontanalba, il Sabbioni e settori lacustri suggestivi come il lago di Valmasca. I risultati delle ricerche e molto altro sono visibili nel Museo delle Meraviglie del vicino centro di Tenda.

Valle delle Meraviglie

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